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Paint It Black dei Rolling Stones: la cover di Genesis Owusu a "Like a Version"

Genesis Owusu 2026
Torniamo a occuparci su queste pagine di "Like a Version", il celebre show radiofonico settimanale trasmesso dall'emittente giovanile australiana Triple J. Nato nel 2004, il programma è diventato un vero e proprio fenomeno di culto e un appuntamento imperdibile per gli appassionati di cover. Ogni venerdì mattina la radio ospita musicisti locali e internazionali, invitandoli a eseguire dal vivo due brani nei propri studi: un pezzo originale del proprio repertorio e la cover di un brano molto amato di un altro artista.

Nella puntata dello scorso 14 maggio il protagonista è stato Genesis Owusu, cantautore australiano di origine ghanese, che ha regalato al pubblico una convincente rilettura della celebre "Paint It, Black" dei Rolling Stones.

"Volevo aggiungere il funk, le linee di basso, il gospel, le tastiere, il soul, i cori e l'hip-hop. Volevo davvero accentuare le origini di questi suoni", ha spiegato l'artista. "Inizialmente è iniziato tutto con una jam session funk profonda, in stile Bootsy Collins e Funkadelic. Ma, in perfetto stile Genesis Owusu, abbiamo iniziato tutti a urlare, saltare e a suonare i nostri strumenti a tutto volume."

Il risultato è una rivisitazione originale e interessante che punta tutto su un arrangiamento funk trascinante, in cui Genesis è affiancato da ottimi musicisti come Touch Sensitive al basso, Harts alla chitarra e Felix Bloxsom alla batteria.

 

La storia di un classico: "Paint It, Black"

La versione originale di Paint It, Black fu pubblicata dai Rolling Stones nel 1966. Il singolo divenne il loro terzo numero uno in classifica negli Stati Uniti e il sesto in Gran Bretagna.

Il brano compare come traccia d'apertura dell'edizione americana dell'album Aftermath, ma non in quella inglese. All'epoca, infatti, nel mercato discografico britannico c'era la consuetudine di non inserire negli LP i brani già pubblicati come singoli, per evitare che i fan pagassero due volte per la stessa canzone; negli Stati Uniti, invece, i singoli di successo venivano regolarmente inclusi per spingere le vendite degli album.

Nel brano Brian Jones suona il sitar, strumento che era stato introdotto nella musica pop dai Beatles l'anno prima con Norwegian Wood. Le tastiere sono suonate da Jack Nitzsche.

Nel corso degli anni sono state realizzate moltissime cover degne di nota di questo capolavoro: dagli Animals agli Echo & the Bunnymen, da Marc Almond fino agli U2. Anche in Italia il brano ha lasciato il segno, ripreso da una grandissima Caterina Caselli con il titolo di "Tutto nero".

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