Il gruppo ha ufficializzato l’arrivo di Justin Sargent, chiamato a raccogliere il testimone di Erik Grönwall, che aveva lasciato la formazione nel 2024. Sargent aveva attirato l’attenzione della band già lo scorso anno, conquistando i musicisti con la sua voce potente, la presenza scenica e la naturale affinità con il repertorio degli Skid Row.
A una prima fase di conoscenza sono seguiti mesi di conversazioni, prove e occasioni per suonare insieme, fino alla decisione di accoglierlo ufficialmente in formazione. Per la band, non si tratta soltanto di trovare un nuovo frontman, ma di dare inizio a un nuovo capitolo della propria storia.
Per accompagnare l’annuncio, gli Skid Row hanno pubblicato una reinterpretazione di “Won’t Get Fooled Again” degli Who, brano scritto da Pete Townshend e originariamente incluso nell’album Who’s Next del 1971.
La cover è stata prodotta da Nick Raskulinecz, già al lavoro con artisti del calibro di Foo Fighters, Rush, Halestorm e Alice in Chains. Il produttore aveva collaborato con gli Skid Row anche per The Gang’s All Here, album pubblicato nel 2022.
La storia di “Won’t Get Fooled Again” degli Who
Pubblicata nel 1971 all’interno dell’album Who’s Next, “Won’t Get Fooled Again” è uno dei brani simbolo degli The Who e una delle più incisive riflessioni rock sul potere, la rivoluzione e le illusioni del cambiamento politico e sociale.
Scritta da Pete Townshend, la canzone nacque nell’ambito del progetto Lifehouse, un’ambiziosa opera rock mai completata, concepita come una riflessione sul rapporto tra individuo, società e tecnologia. Il brano trovò poi la sua collocazione in Who’s Next, disco che segnò una svolta nella carriera della band anche grazie all’uso innovativo dei sintetizzatori, protagonisti fin dall’introduzione.
Musicalmente, “Won’t Get Fooled Again” alterna una lunga trama elettronica a chitarre potenti, batteria incalzante e alla voce graffiante di Roger Daltrey. Il risultato è una progressione travolgente che culmina nel celebre grido finale, diventato uno dei momenti più riconoscibili della storia del rock.
Il testo, spesso interpretato come un inno alla ribellione, nasconde una prospettiva più disincantata: le rivoluzioni possono rovesciare i governanti, ma non necessariamente cambiare le strutture del potere. La celebre frase “Meet the new boss, same as the old boss” racchiude proprio questa intuizione, ricordando come dietro le promesse di rinnovamento possano ripresentarsi le stesse dinamiche di sempre.

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