Il nuovo album di Renato Zero sarà un album di cover e si intitolerà "Irriducibili Miti". Ad annunciarlo è stato lo stesso cantante romano sui suoi canali social, nei quali scrive “Il mio genio non riposa mai. E i miei miti non vogliono essere dimenticati."
Del disco si era già parlato nel 2024 quando erano uscite le riletture di "Sorry seems to be the hardest world" di Elton John e di "Redemption Song" di Marley, seguite poi da omaggi a Etta Jame, Louis Armstrong e Elvis Preslsy, ma poi il progetto sembrava essere stato abbandonato senza troppi rimpianti per lasciare spazio all'album di inediti "L'Orazero".
Ora arriva invece una nuova cover: una versione di “Don’t Make Me Over”, il classico firmato da Burt Bacharach e Hal David, portato al successo da Dionne Warwick", che in italiano diventa "Si può impazzire".
Del disco si era già parlato nel 2024 quando erano uscite le riletture di "Sorry seems to be the hardest world" di Elton John e di "Redemption Song" di Marley, seguite poi da omaggi a Etta Jame, Louis Armstrong e Elvis Preslsy, ma poi il progetto sembrava essere stato abbandonato senza troppi rimpianti per lasciare spazio all'album di inediti "L'Orazero".
Ora arriva invece una nuova cover: una versione di “Don’t Make Me Over”, il classico firmato da Burt Bacharach e Hal David, portato al successo da Dionne Warwick", che in italiano diventa "Si può impazzire".
Per citare il titolo della raccolta, adatta solo ai sorcini più irriducibili.
"Don't make me over" è un brano composto da Burt Bacharach e Hal David e pubblicato da Dionne Warwick nel 1962. Il brano compariva nel lato B del suo singolo di debutto "I smiled yesterday" che raggiunse la posizione numero 21 della Billboard Hot 100, diventando il primo di una lunga serie di successi nella carriera del celebre duo.
Negli anni il brano è stato ripreso da Jennifer Warnes, Petula Clark e Neil Diamond.
Prima di Renato Zero il brano era già stato cantato in italiano da Ornella Vanoni e da Iva Zanicchi con il titolo di "Non dirmi niente" e testo dell'immancabile Mogol.
L'inarrivabile versione originale è invece stata inserita nel 2000 nella Grammy Hall Of Fame.

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