C’è anche una sorprendente cover di “ Teardrop” dei Massive Attack nella colonna sonora del film Netflix Peaky Blinders: The Immortal Man , in arrivo sulla piattaforma dal prossimo 20 marzo . Il brano è stato reinterpretato da Jennifer Ball con il progetto Girl In The Year Above , nato negli ultimi mesi. Il produttore Antony Genn ha raccontato di aver scoperto la cantante gallese durante una serata e di averla iniziata a seguire su Instagram. “La sua voce era incredibile, così le abbiamo mandato un messaggio. Era in una band ma non erano mai stati in studio, quindi l'abbiamo invitata”, ha dichiarato Genn a NME . La cover ha ricevuto il plauso dello stesso Robert Del Naja , che l’ha definita “la più sublime e bella interpretazione che qualcuno abbia mai fatto” del brano. Peaky Blinders: The Immortal Man ci porta nel 1940 , pochi anni dopo il finale della serie originale. Il film segue il boss del crimine Tommy Shelby (Cillian Murphy) mentre affronta demoni personali e profes...
Singolo d’esordio per la band di Mick Hucknall e subito una cover memorabile; la band imparerà in fretta la lezione e nel corso della sua ormai ventennale carriera si affiderà spesso alle cover per raggiungere le posizioni alte della classifica.
Rispetto all’originale dei Valentine Brothers il rosso Mick aggiunge una buona dose di grinta e il produttore Stewart Levine, esperto di soul, leva i fiati e nonostante questo rende maggiormente carica di groove la canzone, cucendo addosso alla band quello stile da “soul interrazziale” che resterà il marchio di fabbrica del gruppo per anni. Il testo, che nell'originale era un attacco alla politica di Ronald Reagan, si adattava perfettamente alla situazione dell’Inghilterra tatcheriana degli anni 80 e ciò contribuì non poco al successo del brano.
Il singolo raggiunse la numero 4 nella Hit Parade italiana ma in patria si fermò alla numero 13 e in America alla numero 28.
La Scheda su Mywayonline
Rispetto all’originale dei Valentine Brothers il rosso Mick aggiunge una buona dose di grinta e il produttore Stewart Levine, esperto di soul, leva i fiati e nonostante questo rende maggiormente carica di groove la canzone, cucendo addosso alla band quello stile da “soul interrazziale” che resterà il marchio di fabbrica del gruppo per anni. Il testo, che nell'originale era un attacco alla politica di Ronald Reagan, si adattava perfettamente alla situazione dell’Inghilterra tatcheriana degli anni 80 e ciò contribuì non poco al successo del brano.
Il singolo raggiunse la numero 4 nella Hit Parade italiana ma in patria si fermò alla numero 13 e in America alla numero 28.
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